avevo in mente di parlare dell'autunno in Albania e di raccontare, con immagini e parole, come in questo periodo dell'anno, i panorami albanesi vengano travolti da un'ondata di colori caldi e avvolgenti. Avevo immaginato anche di celebrare la fine della stagione estiva, raccontando quanto sia stata fantastica, ricca di soddisfazione e di ottime recensioni.
Ma questa mattina mi sono resa conto che mi risulta molto difficile scostarmi con la mente e con il cuore da Gaza e dal popolo palestinese. No, non entrerò in merito; non è questa la sede e c'è già abbastanza confusione nella comunicazione e nella testa delle persone. Voglio però narrare una storia che rimane fedele alla tematica di questa newsletter ma che mi tiene comunque vicina all'emozione del momento.
KOSOVO: IL RICORDO CHE CI INSEGNA A RESTARE UMANI
Il Kosovo è una piccola nazione dalla natura incredibile, incastonata nel cuore dei Balcani che, alla fine degli anni '90, è stata teatro di uno dei conflitti più atroci del dopoguerra europeo. Contesa per secoli tra culture diverse, dopo la Seconda guerra mondiale divenne una provincia autonoma all’interno della Serbia. Ma la popolazione era in larga maggioranza di origine albanese e l'equilibrio instabile tra cittadini serbi e cittadini albanesi crollò definitivamente quando il governo serbo di Milosevic diede inizio ad un regime di vero e proprio apartheid ai danni degli albanesi.
Azioni discriminatorie come l'esclusione dal lavoro pubblico, dalla scuola e dalla vita politica, con il tempo fecero crescere la tensione fino a quando esplose la famosa Guerra del Kosovo. Parallelamente agli scontri tra l’Esercito di Liberazione del Kosovo da una parte e le forze armate serbo-jugoslave dall'altra, il governo serbo attuò una violenta pulizia etnica ai danni della popolazione civile albanese. Villaggi bruciati, case distrutte, uomini separati da donne e bambini, esecuzioni sommarie; massacri e violenze su civili che hanno lasciato cicatrici profonde. Dietro ogni numero, dietro ogni dato, c’erano volti, storie, sogni spezzati.
In poche settimane oltre 800.000 albanesi kosovari furono costretti a fuggire dalle loro case, cercando riparo in Albania, Macedonia e Montenegro. Intere famiglie si misero in marcia, con i pochi beni caricati su carretti o semplicemente sulle spalle.
Immagini che rimarranno incise nella storia.
L'intervento della Nato nel 1999 pose fine al conflitto. Molti albanesi tornarono in Kosovo, ma trovarono solo case distrutte, città e villaggi devastati, povertà e disperazione. Nel 2008, quasi 10 anni dopo, il Kosovo dichiarò la propria indipendenza dalla Serbia ma ancora oggi sono circa 80 i paesi nel mondo che, per ideologie politiche o per il fatto di avere dei legami politici o economici con la Serbia, non riconoscono lo Stato del Kosovo. Tra questi: Russia, Cina, Grecia, Spagna, diversi paesi dell'Africa e dell'America Latina e ovviamente la Serbia. Oggi purtroppo ci sono ancora forti tensioni in Kosovo. La minoranza serba vive in un contesto di isolamento, frustrazione e tensione, abbandonata dal governo serbo e discriminata da quello kosovaro. É la storia che si ripete con un nuovo, precario equilibrio che potrebbe saltare da un momento all'altro.
PERCHÉ HO VOLUTO PARLARE DI QUESTO?
Parlare del Kosovo significa ricordare che non molti anni fa e non molto lontano a noi, centinaia di migliaia di persone furono perseguitate solo per la loro identità. Significa riconoscere che la violenza etnica e religiosa è qualcosa che può accadere di nuovo, se ci dimentichiamo direstare umani. Ho voluto raccontare questa storia lontana nel tempo dai fatti odierni ma piena di similitudini, per scendere su un terreno neutrale che non crea tensioni e che non si scontra con le ideologie del singolo. Una storia che però rimane sul terreno dell'umanità, perché io credo che questo sia il momento in cui l'unica cosa da fare sia restare umani ed aggrapparsi a questo con tutte le nostre forze.
È più importante lottare per restare umani o cercare di avere ragione a tutti i costi? Invito anche te a riflettere su questo.
Un caro saluto,
Sara
Hai domande? Rispondi a questa e-mail o contattami all'indirizzo info@vadoinalbania.it
Vado in Albania, Rruga Dhimiter Kraja, Durres, ALBANIA